Pre-ascolto di Milano – recensione #6: il pensiero della founder

Mi ci vogliono sempre molti ascolti prima di giudicare un disco degli Avenged Sevenfold, vista la loro grande capacità di reinventarsi ogni volta. In questa occasione non sono stati da meno e hanno prodotto un disco che sì, tira le fila di Nightmare ma è una ventata d’aria fresca. Sicuramente è un cd meno “potente” di per esempio “City of Evil”, ma non ha neanche pezzi così melodici come “So Far Away”. Insomma… E’ il perfetto equilibrio tra quello che sono stati negli ultimi anni e probabilmente di quello che saranno. 

Ho apprezzato che come primo pezzo del cd ci sia “Sheperd of Fire”, una bella canzone che sicuramente adorerete. Già con questa canzone Arin mette le cose in chiaro: con lui non si scherza. Sarà mingherlino ma la batteria la suona come un dio del metal!

“Hail To The King” può tranquillamente classificarsi nella top 3 delle canzoni migliori dell’album, ma non certo da medaglia d’oro o d’argento. E’ melodica ma al tempo stesso potente, eppure nel disco la chicca è un’altra. E’ un brano che sembra slegato dagli altri.

“Doing Time” mi ha colpito meno delle altre, forse perché si trova tra il primo singolo e la perla del disco. Piacerà ai fan dei Guns’n’Roses, meno a chi preferisce sonorità più dure.

Eccoci finalmente alla medaglia d’oro: “This Means War”. Ritornello che ti rimane in testa, musica quasi epica di chi deve scendere in battaglia… Insomma, il pezzo più metal sentito al pre-ascolto.

“Requiem” è un’altra bella canzone che vedo bene come apertura ai concerti grazie al suo intro in latino che fa atmosfera. Non sarà la mia preferita ma ci sta bene in questo disco.

Sono veramente contenta di una cosa: è il disco migliore mai cantato da M shadows. Mette in risalto la sua voce e le sue abilità canore. Finalmente ha lasciato perdere le note basse e ha capito come sfruttare al meglio le sue abilità. E’ il disco che aspettavo che incidesse.

Mi pare quindi un buon lavoro anche se l’assenza di The Rev si sente. Manca infatti quella dose di genio matto che aveva caratterizzato brani come “A Little Piece of Heaven”. Oseranno di più con il prossimo disco?

Beba

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