10 Days of Jimmy #10

Cari Sevenfoldist, siamo giunti all’ultima giornata di questa maratona dedicata a Jimmy.

  • Chiudiamo proponendovi quella che probabilmente è stata la prima intervista che il nostro Rev ha rilasciato ad un magazine interamente dedicato ai batteristi. Si tratta dell’articolo a lui dedicato rilasciato nel 2005 da Drum! Magazine. Trovate l’intero articolo sul nostro forum con annessa traduzione.

Quando ero piccolo ero sempre in giro a far casino, picchiando su qualunque cosa”, dice lentamente provando a ricordare. “So suonare la chitarra e il piano e so cantare, ma la batteria è sempre stata speciale per me. Quando ascolto la musica faccio sempre caso alla batteria”


  • L’ultimo video che ho deciso di condividere è davvero personale e girato da chi sta scrivendo in persona. E’ l’ultimo incontro con Jimmy in aeroporto a Dublino. E’ un video molto breve in cui sono tutti molto presi a sfogliare il nostro book ma è un momento in cui li vediamo sereni ridere e scherzare e sono felice di condividerlo oggi:

  • Ci sono due diversi racconti per chiudere questa giornata, uno di Marica una nostra amica di vecchia data che ha avuto modo di incontrare Jimmy e vederlo suonare diverse volte.

“Ho conosciuto gli Avenged Sevenfold grazie a The River che ebbi modo di ascoltare nel disco dei Good Charlotte, altra band che seguo. Ho ascoltato Syn e Matt in quella canzone e mi hanno colpita, quindi mi sono incuriosita ed ho iniziato ad ascoltarli negli A7X. Inutile dire che mi sono entrati nel cuore per il loro modo di suonare.Nel 2008 li ho visti per la prima volta a Londra ed è stato stupendo. Il più bello però è stato è stato qualche mese dopo quando sono venuti a Bologna in apertura agli Iron Maiden al Gods Of Metal.
Viste le date del tour avevo visto che il 24 giugno erano in Norvegia e avevo l’impressione che non si sarebbero fermati 3 giorni al freddo quando potevano venire qua. Mi sentivo che sarebbero arrivati a Bologna prima con un volo e quindi decisi con una mia amica di provare ad aspettarli in aeroporto. Poco dopo il nostro arrivo abbiamo incontrato un ragazzo della Live, in evidente difficoltà perchè non conosceva la band, che ci ha chiesto di aiutarlo a riconoscere i ragazzi. Visto che la band aveva perso il volo ci ha chiesto di reincontrarci al pomeriggio e così all’orario prestabilito ci siamo fatte trovare la insieme al ragazzo di Live. Li abbiamo salutati e accompagnati al loro mezzo. Abbiamo chiesto solo una foto di gruppo e siamo tornate alle nostre cose. La sera stessa ci siamo trovate con delle nostre amiche che ci avevano raggiunto a Bologna per lo show e abbiamo scoperto che erano nella stessa struttura dei ragazzi, ci trovammo infatti a cena nello stesso ristorante e offrimmo ai ragazzi della birra. La mattina dopo raggiungemmo le nostre amiche in hotel e salendo a caricare il telefono mi sono imbattuta in una scenetta comica tra la cameriera ai piani e Jimmy: lei voleva rifare la stanza ma non riusciva a farsi capire da lui. Ho dovuto tradurre la faccenda e convincerlo ad uscire dalla stanza per un po’ per lasciar lavorare la signora ed ovviamente si è concluso tutto con una delle sue grasse risate. Un mese dopo come tante altre italiane sono tornata a vederli live a Zurigo.
Cosa posso dire di lui? Che Jimmy era un ragazzo d’oro, molto introverso ma se riuscivi a prenderlo diventava gentile e disponibile.  Forse nessuno è riuscito a capire che non stesse bene o forse alternava momenti di tranquillità come durante il matrimonio di Matt a momenti di dolore acuto di cui però non voleva parlare per non far preoccupare gli altri, chissà. A poche settimane dalla sua morte sono andata in California, un viaggio fissato da mesi, e non ho potuto non andare a salutare Jimmy. Non c’era ancora niente, ne’ una lapide o altro… è stata un’emozione forte ma surreale. Noi li avevamo visti crescere sia musicalmente che fisicamente e quindi la sua dipartita è stata uno shock enorme. Credo che la sua totale assenza si senta ancora e si sentirà sempre, tant’è che i fans più vicini credo siano ancora devastati dopo 10 anni. E’ una cosa a cui si continua a pensare spesso.
Con Brooks hanno trovato la loro “pace” gli A7X ma la perfezione che avevano con Rev probabilmente non l’avranno mai più sul palco. Si sentirà sempre la sua mancanza. Era una persona carismatica, che portava il sorriso a chiunque nonostante fosse molto introverso… quando era di compagnia era una festa.
Mi sembra ieri di averli visti esibirsi a Dublino e il giorno dopo a Knebworth dove vidi passare Jimmy e Zacky poco dopo la fine del concerto.
Quel pizzico di follia che Rev dava allo show manca sempre, credo che Jimmy fosse una gran persona e sarà ricordato per sempre non solo come incredibile batterista ma anche come persona splendida con amici, famiglia e fan.
Ogni volta che vedo la band mi aspetto di veder salire Jimmy sul palco ma alla fine non è così anche se mi piace pensare che forse in realtà lui sia proprio li e che non li lascerà mai.”


E concludo io, Giada, parlando della mia esperienza personale.

Non parlo mai volentieri di Jimmy, e non perchè non mi ritenga fortunata di essere riuscita ad incontrarlo, ma perchè è sempre difficile e vorrei poter conservare quei ricordi vividi come fossero la cosa più preziosa che ho.
Alla domanda chi è il componente a cui tengo di più, ho sempre risposto lui e continuerò sempre a farlo perchè sono due le cose che mi hanno colpito dei Sevenfold a primo ascolto: la batteria di Jimmy e la voce di Matt.
La prima volta che me lo sono trovato davanti era il 2008. Eravamo a Bologna, ero nel bel mezzo della maturità ma avrei saltato tranquillamente gli esami pur di vederli. Appena arrivata raggiunsi l’albergo delle mie amiche  e fu li che lo vidi la prima volta. Mi limitai a salutarlo fugacemente con la mano e lasciargli un pacco di sigari toscani alla porta. Il giorno dopo invece riuscì ad incontrarlo prima che raggiungessero l’arena e ancora oggi non posso che ripensarci con un nodo alla gola.
Jimmy fu carinissimo, si concesse a foto ed autografi col sorriso. Ricordo che rimasi abbagliata da tutto di lui: l’altezza esagerata (capitemi, non arrivo al metro e 60), i tatuaggi sulle braccia, il sorriso enorme che aveva, gli occhiali da vista che quasi nascondevano i suoi occhi azzurri, la sua voce… ma soprattutto una lieve timidezza. Quando uscì venne dritto da me sorridendo. Mi rassicurò visto che la penna per l’autografo non funzionava e sorrise spontaneo ad un mio complimento ringraziandomi. Ci disse che ci saremmo visti allo show e di divertirci, dopodichè raggiunse il pulmino con Matt e Brian.
Quell’autografo me lo porto sulla pelle oggi, in ricordo di una grande persona che mi ha segnato molto.
Incontrai di nuovo Jimmy un mese dopo quando raggiunsi Zurigo per vederli di nuovo. Fui la prima a mettersi in coda fuori dal locale e così riuscì ad ottenere il posto perfetto in prima fila, nel mezzo tra Matt e Brian con una visuale perfetta su Jimmy. Avevo un quadernino con me e sul momento feci vari fogli per la band (auguri di compleanno a Matt, la richiesta di far cantare Seize The Day a Johnny) e ovviamente un foglio per chiedere a Jimmy la bacchetta. Nonostante la supervicinanza al palco gli venne difficile leggere un misero foglio a4 senza occhiali, ma con la collaborazione di Gates capì che era rivolto a lui. Ricordo che si alzò dal panchetto sporgendosi in avanti oltre la sua batteria cercando di leggere e poi mi fece segno di ok, dopo. E così fu. All’epoca facevano un paio di pause durante lo show e durante la prima mi raggiunse a bordo palco e me la passò direttamente in mano sorridendomi. Ovviamente tentarono di fregarmela in quel momento ma morsi e gomitate salvaguardarono il gesto di Jimmy. È tutt’oggi la mia reliquia preferita e capita che a volte la prenda in mano per osservarla, stringerla forte e carezzarla. (Il mio tessssoro) Ci tengo a dire che essendo una persona favolosa alla pausa successiva fece lo stesso e la portò anche a Clarissa che era di fianco a me. A fine show cercai di ringraziarlo mentre raggiungeva il bus e mi sorrise, sopraffatto dalla stanchezza.L’ultima volta che ci siamo incontrati è stato un anno dopo. Qualcosa mi disse che se loro non venivano qua, io sarei dovuta andare da loro e quindi senza pensarci troppo acquistai i biglietti per lo show di Dublino con i Metallica. Preparai diversi regali per loro sperando di riuscire a lanciarglieli sul palco ma la fortuna volle aiutarmi di più.
Partimmo da Pisa con un’ora e passa di ritardo a causa di un guasto all’aereo e un’ansia tremenda. Quell’imprevisto fu in realtà la nostra fortuna più grande. Arrivammo in Irlanda un’ora più tardi e questo caso fortuito fece in modo che trovassimo la band al nastro di fianco al nostro mentre aspettavano le loro valigie. Consegnai i regali, me li salutai uno ad uno e mi lasciai Jimmy per ultimo. Mi avvicinai tirando su la manica della felpa e mostrandogli il tatuaggio sul mio polso gli chiesi se gli piacesse. Tra il jetleg e le bevute in aereo sia Jimmy che Brian sembravano un po’ allegri, quindi sulle prime non sembrava capire perchè stessi facendo vedere proprio a lui il tatuaggio.
Poi l’illuminazione: notò che la frase di Afterlife che ho scelto è quella che canta lui e che c’erano tre lettere in rosso R, E, V. Mi sollevò il polso per un tempo infinito iniziando ad accarezzarlo e ripetere in loop awesome, awesome. Chiamò addirittura Brian perchè lo vedesse, gli si stampò un mega sorriso in faccia e quella situazione andò avanti per un po’ prima di staccarsi, mettersi davanti a me ed avvolgermi in un mega abbraccio improvviso. Poche persone nella vita mi hanno stretta così a loro. Mi sentivo come un peluche tra le sue braccia, fu così improvviso che rimasi imbambolata e riuscì solo ad abbracciarlo a mia volta. Poi mi ringraziò dicendomi che mi voleva bene e tornò di fianco a me per fare qualche foto. Mi disse che ci saremmo visti il giorno dopo al concerto e tornò dagli altri a cercare la valigia.
Mentre giravo per tutta la stanza a cercare la mia valigia, apparentemente sparita (immaginate l’infarto) ogni tanto mi lanciava un’occhiata divertito e interessato a capire perchè corressi nervosa da un lato all’altro della sala fin quando non mi vide tornare vincitrice con la valigia verso le mie compagne di viaggio. Mi sorrise indicandola (ha delle tartarughe stampate ed è bellissima) e mi salutò varie volte fin quando non uscimmo quasi in contemporanea dall’aeroporto. Il giorno dopo l’ho visto esibirsi sul palco di Dublino e fu una performance incredibile, erano tutti carichissimi e Jimmy era davvero in forma e sembrò quasi sfondarla quella batteria sul palco.A distanza di 10 anni e dopo vari incontri con altri componenti di band che seguo anche da decenni posso dire che l’affetto percepito e ricevuto da lui è stato diverso: genuino, autentico e smisurato. Era una persona gentile sempre col sorriso e pronto a darti uno dei suoi mega abbracci. Vederlo suonare era magia pura, l’energia fatta persona e lo si intuisce anche solo guardando il dvd live della band. Cori e seconde voci erano un lavoro quasi esclusivamente suo e ogni volta che Matt doveva riprendere fiato c’era la sua voce a coprire le parole del testo che stava saltando. Non ho mai saltato uno show di questa band e ho apprezzato quasi tutte le “epoche” dei Sevenfold ma è innegabile che con Jimmy era tutto diverso. Erano una macchina perfetta che funzionava senza intoppi e l’alchimia che c’era sul palco con Rev è qualcosa che non ho più visto e percepito in questi dieci anni. Umanamente splendido, musicalmente impeccabile e come autore eccezionale e brillante. L’unico grande dispiacere guardando indietro è di non averlo visto suonare più volte e anche che tanti di voi non abbiano avuto il piacere di vederlo suonare o incontrarlo.


Giada
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