7. Amsterdam 24-06-2024

fans in tour amsterdam 2024

Scaletta:

  1. Game Over
  2. Mattel
  3. Afterlife
  4. Hail to the King
  5. We Love You
  6. Buried Alive
  7. The Stage
  8. Seize the Day
  9. Unholy Confessions
  10. Bat Country
  11. Nobody
  12. Nightmare
  13. Save Me
  14. Cosmic
  15. A Little Piece of Heaven
  16. G
  17. (O)rdinary
  18. (D)eath
  19. Life Is But a Dream…

Ieri sera ho assistito al mio primo concerto degli Avenged Sevenfold ad Amsterdam, e devo dire che l’esperienza è stata assolutamente memorabile.
Sin dall’inizio, la band ha saputo conquistare il pubblico con la sua energia. Veder cantare M Shadows, uno dei miei idoli durante l’adolescenza, è stato semplicemente incredibile.
Anche il resto della band non è stata da meno, dimostrando una coesione impressionante, soprattutto durante alcuni pezzi. Un momento che mi ha colpito particolarmente è stato durante “Save Me”, che non mi aspettavo avessero suonato.
Non posso non menzionare “Afterlife” e “Nightmare”, due pezzi che hanno riportato alla mente tanti ricordi, come durante “Nightmare”, dove abbiamo saltato e cantato all’unisono.
Verso la metà del concerto, con “Unholy Confessions”, hanno fatto spazio ad un assolo di batteria e con “A Little Piece of Heaven”, hanno ricatturato tutto il pubblico.
Di canzoni del nuovo album mi sono piaciute in particolare “We love you”, “Nobody” e “Cosmic”.
Gli effetti visivi sugli schermi e i laser games hanno aggiunto un tocco spettacolare allo show. Le animazioni hanno sicuramente contribuito a creare un’esperienza immersiva. La band di per sé, ha dimostrato di essere in grandissima forma, regalandoci una serata indimenticabile.

Giada Santin


Io e il mio ragazzo abbiamo comprato il biglietto per lo show di Amsterdam prima che uscissero quelli per Firenze, perché era una vita che aspettavamo di poter vedere gli Avenged per la prima volta (eh sì, non siamo mai riusciti in tutti questi anni!) e non abbiamo saputo resistere al richiamo, complice anche il fatto che il gruppo d’apertura del concerto sarebbero stati i Polyphia, che entrambi apprezziamo particolarmente.
Abbiamo acquistato il posto unico nel parterre quindi ieri verso le 16:30 ci siamo recati davanti allo Ziggo nella speranza di poter prendere degli ottimi posti e devo dire che già si era creata una discreta fila. Era presente anche la fila degli early entry ma onestamente durante l’acquisto del biglietto non ci eravamo accorti della possibilità di avere l’accesso prioritario.
Alle 18:30, come da programma, hanno aperto le porte quindi, dopo aver superato i vari controlli, siamo fuggiti (nonostante ci urlassero di non correre) verso il palco conquistando un’ottima terza fila (poi diventata praticamente seconda dopo l’inizio del concerto).
Puntualissimi, i primi ad esibirsi sono stati i Polyphia alle 20:00, regalandoci uno spettacolo di mezzora spaccata, purtroppo troppo breve!
Subito dopo la loro uscita di scena, i tecnici si sono mobilitati per cambiare la scenografia e far entrare l’iconica batteria di Brooks che ha ovviamente suscitato il clamore dei partecipanti.
Il palazzetto era gremito di gente e alle 21:00 ha accolto con un boato pazzesco l’entrata in scena dei ragazzi, accompagnati dalle note di Game Over, facendo loro sentire un grandissimo calore che è stato più volte apprezzato durante lo show.
La scaletta è stata lunghissima (anche se, diciamocelo, non basterebbe mai!) e infatti già a inizio concerto Matt aveva annunciato che avrebbero suonato tantissimi brani fino a quanto possibile secondo le leggi locali, e ci ha regalato perle come We Love You, dal nuovo album, The Stage e Unholy Confessions (con il solo di batteria) da quelli precedenti e, inaspettatamente, Seize the Day.
Prima di cantare Seize the Day Matt ha fatto un discorso, a mio avviso molto bello e pungente al punto giusto, sulla scelta di cambiare setlist ad ogni concerto, in modo da non avere uno spettacolo totalmente uguale ad un altro, scelta che però li ha spesso sommersi di critiche durante il tour.
Ha evidenziato anche come, in fin dei conti, le critiche li abbiano spesso raggiunti per praticamente ogni album pubblicato (tranne Nightmare, come detto proprio da lui, per ovvie ragioni) e che anche le sonorità esplorate in quest’ultimo non siano state del tutto gradite, così come la scelta d’inserire i nuovi brani in scaletta, scherzando sul fatto che magari un giorno, chissà, saremo noi a decidere un’ipotetica setlist di uno show, una cosiddetta “karaoke night”, come da lui soprannominata.
Infine, dopo aver passato in rassegna una serie di clamorosi successi, tra cui per ultima A Little Piece of Heaven, la band è uscita di scena qualche minuto, per poi rientrare per eseguire gli ultimi due brani in scaletta, G e O, che hanno trasformato l’arena in una discoteca, tra luci psichedeliche e suoni elettronici, seguiti da D, che ha quindi sancito la vera fine del concerto.
Luci ancora soffuse e le casse intonano Life is But a Dream, perfetto epilogo di questa serata da sogno.
A fine show, con un’abile mossa siamo riusciti ad afferrare una delle scalette stampate che stavano sul palco, che sicuramente incorniceremo a ricordo di quest’esperienza!

Sophia Sorrenti