M.Shadows ospite di Ted Stryker a ‘Tuna on Toast’

Matt è stato ospite del nuovo show di Ted Stryker, ex conduttore radiofonico di KROQ, ‘Tuna on Toast’. Potete vedere la divertente intervista qui. Gli argomenti trattati sono: gli sport praticati da Matt ed il suo grado di competitività, gli inizi della band, come affronta ogni show, come si procuravano i cd da ragazzi e le influenze che hanno indirizzato lo stile della loro band, l’incontro con il loro manager; una simpatica sfida a ‘mini golf’ e molto altro.

Ecco un estratto, trovate l’intervista completa sul nostro sito qui

T: Sono veramente felice di avere questo ospite, oggi. E’ un fantastico frontman, uno straordinario compositore, il migliore in studio e sì, è bravo a golf: M Shadows!
M: Anche se ci vediamo spesso, è bello essere qui e chiacchierare di qualcosa di più serio.
T: Ogni volta che ci vediamo è sempre relativo al golf, non ti faccio mai domande sulla band. Vi dirò una cosa riguardo M Shadows, lui è un ‘confidence builder’, quando giochiamo mette un braccio intorno alle mie spalle e mi dice ‘Stryker andrà tutto bene, rilassati e gioca’, per non parlare della migliore cosa che tu mi abbia mai detto: ‘E’ davvero divertente battere questi tizi’ Sei sempre stato un tipo competitivo?
M: Lo sono stato, adesso devo dire di essermi dato una calmata; ma nel golf, lo sai, vuoi vincere. Dopo la partita, quando vai a cena, non vuoi bere una birra ascoltando altri che raccontano come hanno vinto i tuoi soldi. Ed è anche imbarazzante perché io non mi occupo del conto ma lo fa mia moglie, quindi mi tocca dirle tipo ‘Ehi Val, puoi mandare mille dollari a Corey…’
E magari lei ‘ Hai perso di nuovo?!’ E’ sempre meglio quando i soldi entrano piuttosto che escono.
T: E’ divertente perché magari mia moglie mi domanda ed io le racconto qualcosa ma Val può vedere tutto quello che combini, al centesimo.
M: Si, per fortuna non mi prende in giro.
T: Praticavi sport da ragazzo?
M: Si, basket. Beh tutti gli sport che si praticano da ragazzini: calcio, baseball, ma il basket era il mio sport. C’ero dentro in maniera davvero seria, probabilmente sarei andato al college per il basket, ma poi è subentrata la musica e quindi con il Warped Tour ho lasciato stare il college, dopo il diploma. Pensa che Johnny è più piccolo di noi e l’abbiamo ‘strappato’ dal liceo praticamente.
Siamo andati al Warped tour, avevamo la nostra demo, il nostro piccolo album e ne vendevamo 1/2  al giorno, era una cosa grossa per noi.
T: Sono curioso di cosa ne pensavano i tuoi, eri ad un passo dal college. Avevate tutti tra i 18 ed i 20 anni. Magari per loro il vostro suonare al Warped Tour non era epico come lo sembrava a voi
M: Conoscevano bene sia Jimmy che Brian, dopo averci sentito suonare e questa storia della band, comunque andava avanti da parecchio essendo noi stessi amici da parecchio, mio padre ha pensato che fosse una cosa buona; quando abbiamo effettivamente iniziato a creare la nostra musica. Sai lui è un rockettaro, ama il vecchio rock classico. Ci ha lasciato creare il nostro studio nel garage anche se alcuni vicini non erano molto felici, altri invece si sedevano li mentre facevamo le nostre prove ogni giorno dopo scuola, a volte arrivavano anche i poliziotti, ma sai tutti pensavano che fosse carino che i ragazzini avessero una band. Non si sono mai opposti, anzi sono stati molto di supporto. C’era la possibilità che andassimo in Europa e lo mi hanno comprato un libro sull’Europa, per farti un esempio
T: Quando sali sul palco hai la stessa sicurezza di quando giochi o ti senti come se non sapessi cosa fare?
M: Dopo tanti anni magari mi sento sicuro di quello che faccio ma allo stesso tempo no, se ci fai caso ci sono show che sono andati male. Se sali sul palco e ci sono trenta amici li non è come essere headliner al Download Festival, visto che noi abbiamo iniziato veramente dal basso e siamo andati crescendo non c’è stato quello shock del passare dal niente al tutto ma è stata una crescita graduale quindi mentalmente è stato più facile da gestire.
T: Mi dispiace non aver visto un vostro concerto nei primi anni 2000, sarei voluto essere un vostro fans prima, poi un amico mi ha coinvolto e mi ha detto di correre a vedervi appena possibile e aveva ragione.
M: Sai cosa? Quando qualcuno mi dice che era ai nostri primi show sono sempre un pò scettico perché c’era cosi poca gente che me ne sarei accorto! Prima di WTF eravamo diversi dagli altri, a molta gente non piaceva che ci fosse scream e cantato, a molti non piaceva l’influenza punk rock, ad altri che avessimo due chitarre. Erano tempi in cui i gusti della gente erano estremamente radicati e non facevamo breccia. Ecco perché non piaceva molto il nostro prima cd. Poi con il secondo cd abbiamo trovato la nostra audience e si è iniziata a fondare una piccola fanbase alternativa.
T: Ed era tutto per passaparola, niente canzoni in radio o cose del genere.
M: Pure il logo ci ha aiutato
T: Vero, chi l’ha fatto?
M: Al liceo, dicevamo sempre ‘i Misfits hanno un loro, li riconosci subito, basta quello, anche noi dovremmo averlo.’ Ci siamo rivolti ad un nostro amico, Micah Montague, che è scomparso di recente, e gli abbiamo detto che volevamo un vero teschio con delle vere ali e se poteva realizzarlo per noi. Lui ne ha tirato fuori un artbook praticamente e ne siamo rimasti entusiasti. L’abbiamo messo ovunque perché volevamo che ci riconoscessero dal logo e non per forza dal nome, come i Misfits.
T: Come avete deciso che tipo di musica fare? Qualche band in particolare vi ha influenzato?
M:No, non c’era una band in particolare. Quando eravamo molto piccoli andavano alla Warehouse Records e rubavamo i cd perché non avevamo i soldi. Anzi facevamo due cose per ottenerli, non molto legali… Ricordi la BMG o BMA che ti permetteva di richiedere 10 cd e te li inviavano a casa? Noi compilavamo liste per tutti i nostri vicini e poi tenevamo d’occhio il postino e aspettavamo che lasciasse il pacco così potevamo rubare i cd. E cosi avevamo parecchi cd nella nostra collezione. Oppure andavamo alla Warehouse, bruciavamo la carta del cd con gli accendini e ce li intascavamo, non mi voglio giustificare ma non avevamo soldi. Tutto questo per dire che ascoltavamo cosi tanta roba diversa, di generi diversi; in più era il periodo del boom del punk rock in sud california, ed è ovvio che fossimo così condizionati da diversi stili. Infatti spesso ci hanno detto che avevamo dei gusti strani e la nostra band prendeva una strana piega ma in realtà era perché in altri posti non erano esposti a quel mix a cui eravamo esposti noi crescendo in quella zona.
T: Come siete passati dal suonare per 30 persone a qualcuno che vi dicesse ‘ avete quel che serve per portare tutto questo ad un livello successivo ‘
M: Il nostro manager ricevette un po’ di cd dalla Hopeless records, lui aveva appena finito un lavoro alla Capitol e voleva lasciare l’industria musicale ma ha sentito la nostra canzone e ha voluto incontrarci. Pensa che noi non volevamo neanche incontrarlo perché non volevamo un manager, ci sembrava una cosa stupida. Siamo andati ad incontrarlo a Los Angeles e siamo arrivati sul vecchio van mentre lui era in Mercedes, siamo rimasti parecchio colpiti, devo ammetterlo, soprattutto quando ha lasciato una mancia di 20 dollari che sembra una cosa normale adesso ma a quel tempo non lo era certamente. Gli abbiamo detto che non volevamo un manager ma lui ci ha spiegato di cosa si sarebbe occupato e ci ha persuaso… e siamo con lui da quel giorno. Ha visto qualcosa in noi, ci ha creduto e penso che quella sia stata una grande svolta per noi. Lui conosceva tutti, si sapeva muovere e ci ha saputo guidare. Siamo stati fortunati. Tante band cambiano manager in continuazione, lui aveva solo noi ed il suo obiettivo era rendere noi una grande band.
T: Cosa pensi che abbia influito sulla longevità della vostra band tanto che ancora adesso state accrescendo la vostra fan base, siete sempre stati dei pionieri in quello che fate, è stato difficile su certi punti di vista non tirarsi indietro e lasciar fare ad un grande manager come il vostro?
M: Abbiamo sempre fatto fare a Larry quello in cui era bravo e lui ci ha lasciato la nostra libertà, non abbiamo bisogno di qualcuno che ci tenga la mano; facciamo tutto da soli e più andiamo avanti più tutto diventa decentralizzato, noi ci occupiamo degli artbook, del merch, di tutto. Lui si fida di noi e noi di lui, ci protegge dove dobbiamo essere tutelati.

Anita

 

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