
Scaletta:
- Game Over
- Chapter Four
- Afterlife
- Hail to the King
- Buried Alive
- The Stage
- So Far Away
- Nobody
- Nightmare
- Not Ready to Die
- Burn it Down
- Bat Country
- Unholy Confessions
- Cosmic
Siamo alle porte del primo concerto europeo fuori da un festival di quest’anno, Vienne è un piccolo comune vicino a Lione, non esattamente il posto più frequentato da band rock, ma la venue è incredibilmente bella, un teatro romano costruito su una collina che guarda tutta la città, attraversata dal fiume Rodano, da togliere il fiato.
Entro prima grazie al deathbats club e mi metto subito in prima fila. Suonano gli Ignite, band della california che ringrazia più volte i Sevenfold, amici di una vita, per averli portati a suonare qui.
Alle 21 precise inizia Nightcall di Kavinsky e sappiamo bene cosa significa, l’atmosfera diventa elettrica e la tensione palpabile, entrano i nostri, calmi e focalizzati, Matt con maschera e seggiola, rimane impassibile a fissare il pubblico, parte Game Over e il teatro romano si trasforma in una bolgia.
Essendo la prima data extra festival, non sappiamo cosa aspettarci dalla setlist, ma subito alla seconda canzone capiamo tutti che sarà una serata unica, andiamo subito sulle chicche con una perla dal passato, inizia Chapter four e l’adrenalina si moltiplica. Il concerto continua con Afterlife e Hail to the King, sempre le più cantate dal pubblico; sale il pathos con buried alive e the stage, poi il momento per prendersi una pausa, con So Far Away c’è l’immancabile tributo a Jimmy e il consiglio di Matt al pubblico di non dare per scontato neanche un secondo della propria vita e della presenza dei propri cari, un bel momento, condito dall’incredibile bellezza del teatro con tutti i presenti cellulare in mano a sventolare la torcia.
Non manca il momento per ringraziare la crew, Matt racconta che la sera prima hanno suonato veramente tardi in Svizzera e la crew ha fatto veramente l’impossibile per smontare e ripartire in tempo; piccolo siparietto col pubblico, Matt appena nomina la Svizzera è interrotto da una buona dose di fischi di rivalità tra nazioni, “what’s up with you french people?” chiede, prova a nominare la Repubblica Ceca e altri fischi, allora capisce “oh i get it, you’re just assholes” e scoppia a ridere.
Altri due classici portano avanti la serata, Nobody e Nightmare non deludono, ma è la doppietta successiva a far impazzire i fan, partono delle note che poche volte si sono sentite in un loro concerto, subito sono disorientato, capisco di essere di fronte ad una perla rara, ma è solo con il primo riff di chitarra che il cervello connette che quella è Not Ready To Die e io vivo 6 minuti di pure estasi, Matt probabilmente nota che sto letteralmente impazzendo e viene a cantare una parte proprio davanti a me indicandomi, momento che difficilmente dimenticherò; nota di margine, il nostro Matt sappiamo non essere una cima in memoria e qualche pezzo di canzone diciamo che lo improvvisa, comprensibile dopo tanti anni che non la suonano, a fine canzone ci scherza su: “non è andata così male, no?”, Zacky in risposta ridendo fa così così con la mano.
Il vibe del concerto prevalentemente è questo, la band scherza, sorride, è felice di stare sul palco, Matt scherza con pubblico e crew prendendo in giro i compagni di band, è un susseguirsi di momenti epici alternati a momenti simpatici.
Convinto che ormai abbiano sparato tutte le cartucce, sfoderano anche Burn It Down e credo seriamente di trovarmi in un sogno, per fortuna nessuno mi sveglia e riesco a godermi anche le ultime tre canzoni.
Sarà per la location, sarà per la setlist piena di rarità, sarà per la prima fila, ma me ne vado convinto di essere stato ad uno dei migliori concerti della mia vita, non scontato essendo questa la dodicesima volta che li vedevo, ma l’emozione che riescono a trasmettermi è sempre incredibilmente forte
Daniele Tarolo
Nell’incredibile location del teatro antico di Vienne (vicino a Lione), il gruppo ha dato prova di essere in gran forma con un concerto di quasi due ore e una setlist eseguita in maniera impeccabile. Memorabile l’esecuzione di Chapter Four e di Not Ready to Die, che non veniva suonata dal 2011. Pubblico esaltato di fronte a una band a sua volta chiaramente compiaciuta dell’accoglienza più che calorosa, atmosfera incredibile e molto partecipata, cori, pogo e energia da vendere. A man bassa il miglior concerto dei Sevenfold a cui io abbia assistito!
Bets
