Quarta recensione a7x a villorba

Quarta recensione dello show a Villaorba:

“Ancora? Ma non li hai già visti 2 volte? E non sarà uguale a l’altro concerto di Ottobre?” Questa è la frase che mi sono sentita dire quando ho annunciato trionfante che al concerto dei Sevenfold di Treviso, dovevo andare, a costo di perderci un braccio. No, non mi interessa se li ho già visti. Quale stolto si stanca di vedere live la sua band preferita? E perché dovrebbe annoiarmi di risentire dal vivo le canzoni che ascolto ogni giorno da quasi 6 anni?
La buona volontà c’era, e tanta, ma Treviso è davvero scomoda, e con migliaia di esami tra le scatole sapevo che avrei dovuto fare i salti mortali per organizzarmi. Abbiamo infatti dovuto organizzare un pullman da Milano, con notevoli tribolazioni, che è stato il mio salvatore.
L’arrivo è alle 17.30 precise, c’è già molta gente e finalmente rincontro la Family. Tra una cavolata e qualche risate salutiamo i “vip” dell’entry entrance e ci accodiamo anche noi: riusciamo a trovare un buon posto laterale e aspettiamo circa due ore. Fin troppe.
Il palazzetto comincia a riempirsi, poca gente rispetto a Milano ma tutti sembrano molto eccitati. 21.30 precisa, le luci si spengono e finalmente rivedo i miei cazzoni preferiti salire sul palco. Belli e sorridenti, un vero colpo al cuore. Ovviamente sono accompagnati dall’intro di Nightmare. Il pubblico, per quanto non molto numeroso, si fa sentire…. le urla cominciano a sovrastare la musica. Dopo un paio di canzoni il fonico si rende conto delle cazzate che sta facendo e l’audio si stabilizza un po’ (con sollievo di Brian, che gli fa un gesto quasi stizzito). La scaletta è pressochè identica a quella di Milano. Ma ovviamente il momento di omaggio a Jimmy non poteva essere evitato e prima di So Far Away cala il sipario con la nota foto di loro abbracciati a Jimmy. Parte un coro in suo onore e Matt onorato dice “Jimmy would be proud of you”. Inutile dire che il momento è stato denso di emozioni. Lo stesso Shadows puntualizza che è una canzone “tear-jerker”, e in effetti, hanno osato fammi sciogliere tutto l’eye-liner (maledetti).
Segue Afterlife e altri brividi mi pervadono a sentire la voce di Jimmy che rimbomba nel piccolo palazzetto.
Finita Unholy Confessions, escono, dopo aver lanciato plettri e bachette, visibilmente soddisfatti dell’accoglienza. Le luci non si spengono e sappiamo che ci sarà un encore: è il giovane Arin a tornare sul palco per primo. Per tutto il concerto è stato attento e ha suonato molto bene, da vero professionista. La band appare totalmente a suo agio e si presenta prima di Welcome to the Family, dedicandoci un breve virtuosismo alle pelli e piatti. L’encore ci stupisce tutti: negli ultimi concerti avevano suonato Save Me e Fiction ma ieri han deciso di regalarci un A little piece of heaven al fulmicotone.
Sinceramente mi ero già preparata psicologicamente alle altre due canzoni, con tutta la loro carica emotiva e ALPOH senza Jimmy manca di quel qualcosa di speciale.
Scelte discutibili, ma a parte alcuni fedelissimi, il pubblico pare aver apprezzato.
Di nuovo lasciano il palco lanciando plettri vari. Ottima quindi l’interazione con il pubblico, a partire da un Matt divertito che legge i vari cartelloni. << Come to Indonesia? No, we are here for our italian fans tonight!”
È stato un viaggio lungo e dispendioso ma non rimpiango un centesimo speso per questa serata.
“Ma hanno suonato solo un’ora e un quarto??? ma non si vergognano?” La mia band preferita può suonare anche mezz’ora, se lo fanno così, dandomi emozioni e brividi.
With you until the end, fucking assholes <3

Lenny

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